Sogni ad occhi aperti per un'apprendista strega 2

scritto da Bellatrix Kore
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Bellatrix Kore
Autore del testo Bellatrix Kore
Immagine di Bellatrix Kore
...così per gioco e per curiosità, vediamo come continua la storia di questi due personaggi improvvisati...
- Nota dell'autore Bellatrix Kore

Testo: Sogni ad occhi aperti per un'apprendista strega 2
di Bellatrix Kore

Per un lungo periodo, l’apprendista e il tuttofare, si scambiarono una fitta corrispondenza. Nessuno poteva sapere di loro, quindi i pochi incontri erano fugaci, lontani da occhi indiscreti e sempre in atteggiamenti che non potessero dare adito a chiacchiere. Uno degli stregoni capo, aveva messo gli occhi su di lei anni addietro, e al suo rifiuto, non perdeva occasione di metterla in difficoltà. Avrebbe voluto farla sparire, farla uscire dalla congrega, perché lei era la prova vivente che lui non aveva potere illimitato come credeva, che poteva essere sfidato. Lei gli aveva resistito ed aveva pagato caro prezzo per quell’affronto. Doveva misurare ogni passo che faceva per non poter dare ragione a lui ed ai suoi scagnozzi di poterla colpire o denunciare al tribunale della congrega di nuovo. Così, scoperto che il tuttofare faceva anche parte della casata dei Bear, antichi rivali degli stregoni ridotti a fare i lavori più umili per non essere annientati dai primi, decisero di vedersi e sentirsi di nascosto. 
La riva del lago era il loro posto preferito. Lui poteva sedere e pescare, mentre lei vicino raccoglieva erbe medicinali, scavando radici di loto nelle zone più stagnanti o facendosi aiutare a tagliare qualche ramo di vischio dalle cime più alte. Così potevano vedersi, conoscersi, guardarsi negli occhi ogni tanto, quando erano certi che nessuno li stesse osservando. E poi le risate…la risata di lei lo incantava e lui aveva finito con il non poterne più fare a meno, in quei momenti gli occhi di lei sembravano due laghi profondi al tramonto. Lei adorava ridere di cuore con lui: si sentiva leggera e negli occhi di sottobosco che lui le mostrava, trovava la serenità e la calma della natura più quieta. Proprio quello che la sua anima anelava. Se qualcuno fosse passato di lì, avrebbe visto una strega ed un uomo intenti nelle loro occupazioni.
Lui non capiva come lei potesse rischiare tanto per uno così. Lei era brillante ed avrebbe potuto avere uomini più potenti ai suoi piedi, eppure era lì, con lui, a passeggiare tra i boschi nelle fresche mattine della nuova primavera. L’apprendista strega non gli aveva raccontato della sua visione, non poteva o avrebbe potuto influenzare troppo gli eventi. Ma si fidava di ciò che aveva visto, sentito; sapeva di dover essere lì, con lui, per qualche ragione. Quando gli scriveva gli raccontava del mondo della magia e del suo passato; nelle brevi passeggiate lui mostrava le meraviglie del bosco che lei ancora non conosceva e nel mentre metteva a nudo la sua anima, per lei, che sapeva avrebbe potuto scrutarvi dentro se solo avesse voluto. Qualcosa nacque lentamente, senza preavviso: il piacere di stare insieme, un senso di serenità, batticuori che però entrambi segretamente temevano. Entrambi erano stati feriti in passato: lei continuava a sperare ma viveva nel timore delle ferite, lui aveva un sasso nel petto, maledizione che aveva subìto molto tempo addietro e alla quale, sapeva, non c’era più rimedio. 
Ad un ciclo di luna dal fatidico incontro dei due giovani, e dalla visione di lei, l’intera congregazione partì per una missione di scambio verso le lande del Sud, portandosi appresso tutti gli stregoni e gli aiutanti; lasciò la scuola abitata solo dai pochi apprendisti che non avevano una casa dove tornare per la vacanza improvvisa. Fu proprio in quel giorno che la strega ed il tuttofare decisero di passare finalmente più tempo insieme, nella serenità di una capanna nella radura vicino al loro lago. Nessuno sarebbe venuto a cercarli, nessuno li avrebbe potuti vedere, finalmente avrebbero potuto sentirsi liberi e vivi. Senza il timore di nessuno.
Lui arrivò per primo, ripulì la capanna, accese il fuoco, preparò uno stufato e raccolse dei fiori, voleva che lei si sentisse accolta e serena. Tranquilla. Al sicuro. Voleva che per qualche ora entrambi potessero dimenticarsi del mondo e le loro anime potessero riposare. 
Quando lei arrivò, il sole stava tramontando dietro ai monti ed a lui mancò il fiato quando, aprendo la porta, ritrovò quel dolce sguardo con il lago incantato alle spalle. Cenarono chiacchierando. A metà cena lui la interruppe d’un fiato e le confessò qualcosa che ancora non le aveva detto, per timore di perdere quei preziosi momenti con lei che per lui erano un balsamo. Lui aveva una compagna. Da tempo voleva spezzare quel legame, ma non trovava mai il modo di farlo senza scatenare la furia del capo della casata, il padre della sua compagna. L’aveva scelta perché con il cuore di pietra, sapeva che non avrebbe mai potuto essere felice; quindi, aveva egoisticamente deciso di scegliere un buon partito. Ad ambedue la situazione sembrava andare bene, finora. A lui bastava poter vagare nel suo amato bosco ed avere la sua liberà, alla compagna bastava riaverlo ogni notte per placare la sua fame di carne. Però al tuttofare aveva iniziato da tempo muoversi dentro qualcosa...ma si sentiva incastrato e senza il coraggio di affrontare le coseguenze di una sua scelta.
La streghetta lo ascoltò in silenzio. Finirono di cenare, ciascuno perso nei suoi pensieri. Sparecchiato e lavati i piatti lei lo prese per mano. Lo condusse al lago, per un bagno, in quella splendida sera di luna piena. Non era contenta, ma sentiva l’animo buono dell’uomo e si fidava della sua visione; pertanto, decise di accettare per ora di condividere con lui il peso di quella situazione. Che male avrebbe potuto fare gioire un po' della compagnia reciproca?
Rinfrescati e alleggeriti di un peso che aveva rischiato di creare una frattura irreparabile tra loro, rientrano nella capanna e si stesero nel giaciglio vicino alla finestra. Lui la abbracciò per riscaldarla. Le stelle brillavano luminose nel cielo e la luna la ispirava. Iniziò a raccontargli la leggenda della Principessa della Luna e dei suoi lunghi capelli argentati, di come ogni anno li debba tagliare per non essere trascinata sulla terra da qualche umano avido: è così che nascono le stelle cadenti, disse. Si guardarono negli occhi e non ci fu più null’altro oltre a loro. Il lago al tramonto ed il sottobosco. Le loro labbra si unirono dapprima delicatamente, si sfiorarono, si respirarono. Poi la passione si fece sentire più intensamente. La lingua di lei saggiò il sapore ruvido di lui, e lui si perse tra la dolcezza dei gemiti di lei. Con la mano le sfiorò la nuca, i capelli e lei si arrese al tumulto che sentiva nascere dentro, non desiderava altro che perdersi in lui. Baciò ancora le sue labbra, come se da ogni bacio dipendesse la sua vita. Gli accarezzò il volto barbuto mentre lo guardava negli occhi, solo per cogliere che non la stava più guardando, ora lui la stava vedendo. Sorrise e baciò quel uomo così ruvido, ma capace di tale dolcezza da trapassarle il cuore. Le mani si muovevano sfiorando i corpi. Lui le carezzò il fianco e la fece gemere quando le sfiorò il seno proteso verso di lui. Lo baciò e ne saggiò la turgida consistenza. Poi scese sul suo ventre solleticandola con la barba. Tra le gambe di lei trovò un frutto caldo e pieno di promesse. Ne saggiò il succo, baciandone la delicata protuberanza che pulsava. Lei lo spinse via. Lui, orso di stazza possente si fece da parte. Ma lei non voleva allontanarlo. Lo baciò ancora e facendolo salì a cavalcioni su di lui. Si protese verso l’alto come una danzatrice e lui poté guardarla mentre brillava alla luce della luna. Fu lei che prese le redini e si inarcò per accogliere la sua dura mascolinità. Non ci fu esitazione, era pronta ad accoglierlo. Le mani di lui sui suoi fianchi, per guidarla, per non smettere mai di toccarla e tenerla, con la paura potesse svanire da un momento all’altro. Non ci furono parole, solo sospiri e gemiti. Lui non riusciva più a fare a meno di vederla, vedere la luce che lei emanava ormai in piena notte, anche con la luna nascosta dalle nubi. Fu in quel momento che sentì qualcosa spezzarsi, un fragore dentro di lui. Il cuore ricominciò a battere. Dapprima lento poi follemente. La strega aveva in qualche modo spezzato la maledizione. Ma come? Con la sola sua essenza? Lui la abbracciò e baciò ancora, sperando che quella notte non finisse mai. Lei si lasciò andare a quella cavalcata folle e passionale, vedeva la luce degli occhi di lui, come quella che aveva visto nella sua visione e nessun pensiero le passò per la mente; per la prima volta da molto tempo, non pensava a nulla, solo viveva, pulsava. Lui con un dito la affondò anche dietro. Si persero entrambi in quell’attimo e sebbene lui raggiunse l’orgasmo prima di lei, resistette più che poté per vederla perdersi nell’estasi dei sensi. Gli si accasciò sopra, cuore contro cuore, le labbra a sfiorarsi e respirarsi ancora. La sua visione si era avverata oltre ogni previsione, l’estasi che aveva “sentito” non era che un’eco di quella che aveva appena vissuto.
Ripreso fiato, lei gli rotolò giù, e si stese di fianco a lui. La abbracciò da dietro e le annusò a lungo i capelli…finché non sentì il suo respiro chetarsi sereno. Solo allora, si concesse anche lui di cedere al sonno.
Li svegliò il primo fringuello canterino. Non servì guardarsi negli occhi, non una parola. I loro corpi si cercarono, lì, così, distesi uno di fianco all’altra. Lei gli si schiuse subito, calda ed umida come la sera prima. Lui la riempì con sua virilità, non desiderando altro che il tempo a loro disposizione non finisse mai. Lei gli si arrese e fremette per il desiderio di poter fermare il tempo in quel momento. 
Si baciarono ancora a lungo, dopo che i loro corpi trovarono appagamento. Non si fecero promesse. Non potevano. Lui doveva tornare al suo clan e lei alla congrega. Si erano donati tutti se stessi. Lei aveva provato la libertà che non provava più da molto tempo e lui aveva un cuore guarito dalla potenza dell’energia di lei. Come avrebbe fatto ora a condividere ancora la sua vita e con una compagna per la quale non provava niente? Ora che aveva assaggiato quella gioia, quel pulsare così intenso…ora che ricordava che sapore poteva avere la passione? "Tornerò da te" le sussurrò.
Lei si strinse la veste addosso e lasciò la capanna con le lacrime agli occhi, certa che non lo avrebbe più rivisto. La visione si era avverata: avevano ricevuto ciascuno il proprio dono ed ora lui doveva tornare ai suoi doveri di compagno. Lei non poteva essere la sua fuga. Lei non era fatta per scendere a compromessi, non più. Era piccola nel corpo, ma non nell’anima. Il sole era alto e quando raggiunse le sue stanze aveva ancora l’odore di lui sulla sua candida pelle. Ed ora?

Sogni ad occhi aperti per un'apprendista strega 2 testo di Bellatrix Kore
6

Suggeriti da Bellatrix Kore


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Bellatrix Kore